Riporto di seguito la Scheda in oggetto, pervenutami da Carlo ed Eugenio.
Monte Argentario
Versante occidentale e vettaGruppo MTB PEDALANDO
www.pedalando.org Escursione del: 22/10/2005 Impegno fisico: 3
Diff. Tecnica: 3
Accompagnatori:
Eugenio Gagliano (333/5375619)
Carlo Tapparelli (335/7605539)
Casco Sempre Obbligatorio
Pranzo al Sacco: S
N.B.: Il modulo di Iscrizione al Gruppo MTB Pedalando è scaricabile dal sito su questo link
www.pedalando.org/moduli/moduloiscrizione2005.pdfDi seguito un estratto: <<Dichiaro di ben conoscere ed accettare senza riserve tutte le norme dello Statuto della Associazione e le disposizioni regolamentari; in particolare durante le escursioni dovrò indossare sempre il casco (a pena di esclusione) ed osservare le istruzioni impartite dai partecipanti coordinatori.>>
Lunghezza del percorso: 40 Km.
Dislivello: 900 mt.
Appuntamento, luogo di partenza e note varie:
I° Appuntamento 07:00 - Roma Parcheggio Toys sull’Aurelia, complanare al 13° Km (zona Massimina)
II° Appuntamento ore 09:30 Monte Argentario, località Terrarossa - parcheggio situato nelle vicinanze della locanda “La Ribotta†(venendo da Orbetello, subito dopo la fine della diga per il Monte Argentario, girare a dx verso Porto Ercole, poi subito a sx).
N.B.: Lungo i (pochi) tratti asfaltati: a) prestare attenzione alle immissioni dalla parte sterrata verso quella in asfalto; b) procedere con cautela e in fila indiana [Codice della Strada, art. 182 - cfr. il sito ACI - Automobile Club d'Italia
www.aci.it/wps/portal/.cmd/cs/.ce/155/.s/1090/_s.155/1090]
Descrizione Storico –Ambientale e Notizie Tecniche sul Percorso a cura di Carlo Tapparelli
Descrizione Storico-AmbientaleIl Monte Argentario - chiamato anticamente Promontorio Cosano per l'appartenenza alla città di Cosa, le cui rovine si ergono sulla collina di Ansedonia – in origine era un'isola, poi sempre in epoche lontanissime il trasporto di detriti da parte dei fiumi e il lavoro delle correnti marine hanno unito l'isola alla costa tirrenica con due fasce di terra, il tombolo di Feniglia a sud e quello di Giannella a nord, favorendo all'interno di queste due fasce la nascita della laguna di Orbetello.
Il promontorio, interamente montuoso (punta Telegrafo m. 635) è ricoperto da una fitta macchia che si alterna a vigneti, ricavati nel passato "terrazzando" il monte, dove si coltivano vitigni di Ansonico. La fauna è molto ricca e caratterizzata, per quanto riguarda i mammiferi, dalla presenza del cinghiale, daino, istrice, tasso, ecc. Nella laguna, invece, si segnala la folta presenza di aironi.
Le coste dell'Argentario sono alte e rocciose con piccolissime spiagge e calette.
L'economia un tempo basata esclusivamente sulla pesca, trova oggi nel turismo il suo principale sbocco.
Da punta Telegrafo, si può ammirare gran parte dell'arcipelago toscano e la Corsica.
Il maggiore centro abitato e la sede del Comune di Monte Argentario è Porto S. Stefano, rinomato centro turistico. Altro centro importante è Porto Ercole, mentre dalla parte opposta della laguna, sulla “terrafermaâ€, sorge Orbetello.
Il primo insediamento umano all'Argentario risale certamente ad epoche remote, come attestato dai numerosi reperti archeologici ritrovati in alcune spelonche. Le prime notizie storiche le fornisce Strabone (morto nel 24 d.c.) nel "De Geographia" quando accenna al "Portus Cosanus", località che riappare poi denominata nell'"Intera Provinciarum" del 152 d.c., dove è evidente il suo legame con la città etrusca di Cosa. Con la conquista romana la località è inserita probabilmente come preda di guerra in una grossa proprietà fondiaria. Passa poi alla famiglia degli Enobarbi Domizi, di professione "Argentarii", cioè prestasoldi, che a titolo delle somme versate alla Repubblica durante la II Guerra Punica aveva ottenuto come saldo dei debiti l'intero Promontorio, detto in seguito "Argentariorum Mons", cioè Monte degli Argentari. Nel IV° secolo d.c. fu donato dall'imperatore Costantino alla Basilica dei SS.Marcellino e Pietro. Durante il periodo delle invasioni barbariche, tra il VI° e IX° secolo, sia per l'abbandono dell'Aurelia sia per l'impaludamento della costa, l'Argentario faceva vita a sé, nonostante dipendesse dall'Abbazia delle Tre Fontane. Divenne poi possesso degli Aldobrandeschi e degli Orsini di Sovana e di Ladislao, Re di Napoli, e a partire dal 1410 della Repubblica di Siena. E' di questo periodo il primo importante sforzo rivolto alla fortificazione del luogo. A seguito del trattato sottoscritto nel 1557 da Filippo II di Spagna e il Signore di Piombino, l'Argentario entra a far parte dello Stato dei Presidi. Questo rappresentò per la Spagna un valido punto di appoggio ai suoi collegamenti marini con il Vicereame di Napoli e una valida sentinella per il controllo dello Stato della Chiesa e dei Duchi di Toscana. Questi motivi spinsero Filippo II a mantenerlo saldo mediante opere di restauro e fortificazioni ulteriori. L'Argentario conobbe così un certo sviluppo e intorno alle fortezze di Porto Ercole e Porto S.Stefano si insediarono, oltre a famiglie di soldati spagnoli, anche pescatori di provenienza ligure e napoletana che, approdando qui per la stagione di pesca, ne fecero loro abituale dimora. Nacque così lo Stato dei Presidi, che comprendeva Orbetello, Porto Ercole, Porto S.Stefano e Talamone, ai quali, nel 1602, si aggiunse la piazzaforte di Porto Longone, nell'Isola d'Elba. Dopo la parentesi napoleonica, nel 1815 l’Argentario passò al Granducato di Toscana e successivamente al Regno d'Italia.
Notizie tecniche sul percorsoL’itinerario si svolge quasi interamente su strade sterrate dal fondo generalmente buono, tranne alcuni tratti di trasferimento o collegamento su asfalto. Le salite sono sempre piuttosto graduali, senza grandi strappi; le discese non presentano difficoltà tecniche particolari, a parte qualche punto un po’ più ripido, dove avremo occasione di scaldare cerchi o dischi. Data lunghezza e dislivello, è necessario un medio grado di allenamento (oltre ad una mountain bike in adeguato stato di manutenzione). In caso di buona visibilità , sono assicurati scorci mozzafiato sulle isole (Giglio, Giannutri e Montecristo) e sulla Laguna di Orbetello. Se poi l’aria sarà particolarmente tersa, la vista potrà spaziare dalla Corsica al Monte Amiata. Rifornimenti di acqua sono possibili a Porto Santo Stefano e al km 9, dove troviamo, in rapida successione, un paio di fonti.
Dal parcheggio in località di Terrarossa prendiamo la Strada Provinciale n. 162 in direzione di Porto Santo Stefano, che raggiungiamo dopo circa 5 km (l’ultimo dei quali lo percorreremo sulla sede della vecchia ferrovia Orbetello - P. S. Stefano, passando anche dentro due gallerie illuminate). Entrati in paese, subito dopo un distributore prendiamo sulla sx Via di Spaccabellezze e cominciamo a salire. L’asfalto lascia rapidamente posto allo sterrato e continuiamo a salire progressivamente sulla traccia principale. Al km 10 circa, dalla strada principale si stacca una sterrata più stretta a sx (il bivio è riconoscibile per la presenza di un cartello che indica, sulla dx, i “Ronconaliâ€). Prendiamo quest’ultima e proseguiamo a mezza costa, lasciando in alto sulla dx i ruderi della Torre dei Ronconali. Al termine incrociamo la Strada Provinciale n. 65 Panoramica di Santo Stefano, che attraversiamo per riprendere lo sterrato, in direzione di Torre Capo d’Uomo. Ricominciamo a salire, lasciando la Torre Capo d’Uomo sulla dx, fino ad arrivare ad una sella, dalla quale comincia una discesa, che termina sulla Strada Comunale Campone Maddalena. La imbocchiamo sulla sx ma la lasciamo subito dopo, per riprendere lo sterrato sulla dx, dove una veloce discesa (ad una biforcazione, prendere sulla sx) ci porta alla località Costa dell’Olmo. Qui ritroviamo l’asfalto, che seguiamo per un centinaio di metri, avendo sulla sx la recinzione di una villa, quando sulla dx si stacca una nuova sterrata in salita, che ci conduce in direzione della vetta. Finito lo sterrato, incrociamo l’asfalto della Strada Provinciale n. 77 del Convento, che prendiamo a dx, in salita. Superiamo le antenne della RAI e proseguiamo in direzione di Punta Telegrafo (zona militare, interdetta ai civili). Poco dopo aver incontrato un cartello giallo di divieto, imbocchiamo una larga e ripida sterrata che si stacca sulla sx, dove finalmente comincia l’ultima, lunga discesa della giornata. Dopo poche centinaia di metri, finiamo su un’altra sterrata, che prendiamo sulla sx, in discesa. Continuiamo a scendere, fino ad incrociare un’altra volta la Strada Provinciale del Convento. Giriamo a dx e continuiamo a scendere sull’asfalto per qualche centinaio di metri, superiamo il Convento dei Padri Passionisti e imbocchiamo, poco dopo, una ripida cementata sulla dx, che diventa subito dopo sterrata. Proseguiamo a scendere, tenendo la traccia principale, fino a terminare su un’altra sterrata, che prenderemo in discesa a sx. Finita la discesa, in prossimità del depuratore di Monte Argentario il fondo diventa asfaltato e ci conduce, dopo pochi minuti di passeggiata in piano, alle automobili.